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06/12/2013

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LE “SFACCETTATURE” DI UN GRANDE ARTISTA

Clicca per Ingrandire Sarà inaugurata sabato 7 dicembre, alle 18, nella Galleria della Fondazione Banca del Monte di Foggia (via Arpi 152), la mostra “Alfredo Bortoluzzi: la danza”. Rimarrà aperta fino all´8 febbraio 2014 coi seguenti orari: tutti i giorni dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 17 alle 20 (escluso domenica e festivi). Il 24 e il 31 dicembre 2013 dalle 9,30 alle 12,30. “La singolarità di questa mostra - scrive nell´introduzione al catalogo il presidente della Fondazione, Saverio Russo, - la quinta organizzata da quando il 2010 è stato costituito il Fondo Alfredo Bortoluzzi, è quella di ‘inscenare’ simbolicamente l´attività coreutica di Alfredo Bortoluzzi (foto del titolo, autoritratto; ndr) a partire dai suoi disegni, dalle sue tempere, dai suoi collage, dalle fotografie che ne documentano le performance come danzatore e coreografo, e dalle riflessioni che sul suo lavoro svolgono personaggi come Egon Vietta, Carl Orff e Gret Palucca.

“Tutto questo - prosegue - è stato possibile perché il Fondo Alfredo Bortoluzzi non si compone più solo delle opere su carta del Maestro, ma è stato implementato di materiale documentario importantissimo che comprende, oltre a fotografie, ritagli di giornali, libretti di sala, un cospicuo epistolario con intellettuali, musicisti, danzatori, artisti che hanno dato un contributo significativo alla storia della cultura e delle arti nel Novecento”. Le opere esposte coprono un arco temporale molto ampio, da quando l´Artista frequentava al Bauhaus di Dessau (1927-1929) i corsi di Albers, Kandinskij, Klee e Schlemmer, fino agli anni "italiani", dal 1958 in poi, quando si stabilisce a Peschici, sul Gargano, e riprende a dipingere ri-modulando gli insegnamenti bauhausiani e confrontandosi con le esperienze più innovative della pittura del Novecento, avendo sempre a cuore i temi della danza.

Dopo l´ostracismo decretato dal nazismo verso gli artisti del Bauhaus, con il sequestro il 1933 della mostra di Düsseldorf, in cui anche Bortoluzzi esponeva, la danza era stata la forma d´arte che gli aveva consentito di esprimersi mettendo a frutto, paradossalmente, secondo una sua stessa affermazione, “l´esperienza fatta al teatro del Bauhaus”. Egli infatti, dopo un´attività di primo ballerino al teatro di Karlsrhue (1935), nel 1936 si perfeziona a Parigi all´Ècole de danse diretta da Lubov Egorova e l´anno successivo vince il 1° Premio di carattere e il 2° Premio per la danza classica all´Opera di Parigi, entrando a far parte del balletto di Serge Lifar.

Inizia così a lavorare in molti teatri europei al fianco di grandi personalità, come Herbert von Karaian e Carl Orff. Da Aussig ad Aquisgrana a Breslau e, dopo la guerra, da Karlsrhue a Bielefeld ad Essen, svolge con successo l´attività di primo ballerino, coreografo e scenografo. Fino al 1958, quando è costretto a lasciare la danza a causa di un infortunio al ginocchio e si trasferisce a Peschici. “La mostra» - scrivono i curatori del Fondo, Gaetano Cristino e Guido Pensato - esplora il rapporto pittura-danza in Alfredo Bortoluzzi inquadrandolo all´interno delle ricerche delle avanguardie artistiche del Novecento, il cui obiettivo è stato quello di realizzare nuove soggettività grazie a una nuova e diversa attenzione alla corporeità.

“A partire dall´appello di Nietzsche - aggiungono, - contenuto nei Frammenti postumi, di operare un capovolgimento delle gerarchie tra corpo e spirito, giacché il corpo si rivela ‘fenomeno più ricco, più esplicito e comprensibile di quello dello spirito’, le Avanguardie storiche hanno indagato come mai prima d´allora le potenzialità espressive del corpo giungendo a individuare nel ‘Corpo danzante’ il luogo in cui tentare di riuscire a fondere l´insieme delle arti visive. E pochi sono riusciti in questo intento come Alfredo Bortoluzzi. La pittura lo ha aiutato a risolvere nelle coreografie il problema del rapporto armonico tra movimento e immagine, ma a sua volta la danza ha dato al suo segno e al suo colore la forza del ritmo; in tal senso il suo rapporto con la danza prosegue oltre la scena”.

Come di consueto, la mostra è accompagnata da un Quaderno (n. 4) che, oltre a fungere da catalogo, contiene saggi e documentazione sulla tematica della mostra. In questo Quaderno si segnalano un saggio di Stefan Nienhaus (“La danza è vita. Alfredo Bortoluzzi e Egon Vietta”), dei curatori “La ‘linea-danza’ di Alfredo Bortoluzzi”, e la pubblicazione di importante materiale documentario: un album fotografico dell´attività coreutica di Bortoluzzi e la corrispondenza con Egon Vietta, Gret Palucca e Carl Orff.


 Ufficio stampa Fondazione

 

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